Olimpiadi pro-Tibet

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OLIMPIADI PRO-TIBET

L'INTERO PERCORSO DELLA FIACCOLA  OLIMPICA E' STATO CONTRASSEGNATO DI PROTESTE CONTRO LA REPRESSIONE DEL GOVERNO CINESE IN TIBET. LA RETE OLISTICA CERCA DI RESTARE AGGIORNATA A RIGUARDO DEGLI EPISODI PIù IMPORTANTI A RIGUARDO DI QUESTA STORICA VICENDA. QUI DI SEGUITO RIPORTIAMO DEGLI ARTICOLI CHE CONSENTONO DI ESSERE PARTECIPI DI QUELLO CHE ATTUALMENTE STA ACCADENDO.

 

 

Rinviato il passaggio della fiaccola in Tibet
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 Il passaggio della fiaccola olimpica in Tibet è stato rinviato dal Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici di Pechino (Bocog), che non ha fissato una nuova data dopo aver cancellato quelle previste del 19 e 20 giugno. Secondo alcuni organi di stampa di Hong Kong, il passaggio dalla capitale del Tibet, Lhasa, potrebbe avvenire senza preavviso, per evitare le probabili proteste, forse sabato 21 giugno.
L' annullamento del passaggio della fiaccola dal Tibet era stato chiesto da alcuni gruppi di tibetani in esilio, che temono nuovi e violenti incidenti dopo la lunga serie di manifestazioni anticinesi iniziate il 10 marzo. Le autorità cinesi, ed in particolare i dirigenti della Regione autonoma del Tibet, hanno respinto fino ad oggi l'idea, facendo anzi del passaggio della fiaccola da Lhasa un punto d'onore per dimostrare che la situazione è tornata alla normalità.
La parte tibetana della staffetta - a parte il rapido passaggio per la vetta dell' Everest l'8 maggio, avvenuta lontano dagli occhi del pubblico e dei media - era già stata accorciata dopo il terremoto che ha colpito il 12 maggio la regione del Sichuan, che confina col Tibet e che ha una forte componente di popolazione tibetana.
Da oggi fino al 19 giugno la fiaccola sarà nella Regione autonoma del Xinjiang, la regione del nordovest dove vive la minoranza nusulmana degli uighuri, dove oltre 600 tedofori la porteranno in quattro città. Solo quando sarà stata completato il giro del Xinjiang, ha detto all' Ansa un responsabile del Bocog, verrà annunciato il resto del programma. Manifestazioni anticinesi sfociate a volte in violenze si sono svolte nella Regione autonoma del Tibet e nelle zone a popolazione tibetana di altre tre province a partire dal 10 marzo, anniversario della rivolta tibetana del 1959. L' ultima manifestazione di cui si è avuta notizia certa si è svolta a Kardze, nella provincia del Sichuan, il 28 maggio, ed ha portato all'arresto di ottanta monache buddhiste. Non si conosce il numero totale degli arrestati.

Da: rainews24.it  (16-06-08)
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 Tibet: rinviato il passaggio della fiaccola olimpica
Il passaggio della fiaccola olimpica dalla tormentata regione cinese del Tibet è stato rinviato senza spiegazioni dal Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici di Pechino (Bocog). Dopo i cambiamenti del programma della staffetta decisi dopo il terremoto del Sichuan, la fiaccola sarebbe dovuta andare in Tibet nei prossimi tre giorni. Invece andrà direttamente nella Regione Autonoma del Xinjiang, la zona del nordovest dove vive la minoranza musulmana degli uighuri. Da domani a giovedì 19 il simbolo olimpico verrà portato da circa 600 tedofori in diverse città della Regione. Solo quando sarà stata completato il giro del Xinjiang, ha detto un responsabile del Bocog, verrà annunciato il resto del programma.
Da: unionesarda.it (16-06-08)

 


PECHINO2008: DALAI LAMA, RISPETTATE PASSAGGIO TORCIA
Dall'Australia, dove si trova da ieri in missione, il Dalai Lama ha lanciato un appello ai propri seguaci e ai tibetani in genere, invitandoli a non ostacolare la staffetta olimpica che fra pochi giorni attraversera' anche il Tibet, in vista dei Giochi Olimpici Estivi di Pechino 2008. Il passaggio della torcia nella regione himalayana e' previsto in linea di massima per la prossima settimana, ma date e itinerario precisi sono mantenuti segreti dalle autorita' cinesi, timorose di nuovi disordini come quelli dello scorso marzo, stroncati poi con una brutale repressione. "Abbiamo sempre appoggiato pienamente i Giochi Olimpici, fin dal principio, e la fiaccola ne e' parte integrante", ha dichiarato il leader spirituale buddhista durante una conferenza stampa a Sydney. "Se oltre un miliardo di fratelli e di sorelle cinesi si sentono orgogliosi di un tale evento, per noi e' doveroso rispettarlo, e dunque non dovremmo arrecargli alcun disturbo", ha insistito, replicando implicitamente alle accuse mossegli dal regime di Pechino, secondo cui la cosioddetta 'cricca' facente capo al Dalai Lama punterebbe in realta' soltanto a boicottare la XXIX Olimpiade dell'era moderna.
Da: Repubblica.it


Liberati gli attivisti, riparte la “Marcia di ritorno” in Tibet
Ieri alle 14.30 ora locale è ripartita la “Marcia di ritorno”in Tibet dopo il rilascio, da parte delle autorità indiane, dei 259 tibetani e sei membri del comitato organizzatore arrestati il 4 giugno. I marciatori, il cui cammino si era interrotto a Berinag, sono stati liberati a Paonta Sahib, cittadina al confine fra lo stato dell’Uttarakhand e l’Himachal Pradesh, dove hanno ricevuto una calorosa accoglienza dalla locale comunità tibetana. Nel frattempo sono stati rilasciati anche i presidenti e un coordinatore delle 5 organizzazioni non governative che hanno promosso la “Marcia”, arrestati il 27 maggio e detenuti per 11 giorni nel carcere di Haridwar. Adesso guidano un gruppo di 50 tibetani pronti a percorrere quella che sembra essere la tappa più impegnativa del cammino: il tragitto da Berinag sino al confine con il Tibet durerà più di una settimana, durante la quale gli attivisti percorreranno circa 180 km lungo la storica via del commercio himalayana.
Da: Asianews.it

 

 

Peking2008, le «controlimpiadi» online
A due mesi dall'inizio dell'Olimpiade di Pechino compare in rete l'ultima provocazione del gruppo artistico immaginario made in Italy di Les Liens Invisibles, già noto – tra le altre cose – per la sua operazione di image-guerrilla ai tempi di Operazione Pretofilia, il gioco-flash provocatorio pubblicato online da Molleuindustriahttp://www.molleindustria.org/"> per richiamare l’attenzione dei cittadini sulla questione chiesa-pedofilia, e successivamente colpito dalla scure della censura. 
Ora, sfruttando la visibilità del marchio olimpico, i creativi del gruppo hanno creato un sito fasullo dei giochi di Pechino, la cui Home Page è identica a quella del sito vero, e l’hanno pubblicato all’indirizzo di Peking2008, rivendicando così ancora una volta «il diritto alla manipolazione dei simboli del potere». A differenza del sito ufficiale dell’evento, però, le sezioni di quello falso portano all’indirizzo di «A Fake is a Fake», ovvero le pagine dedicate all’iniziativa con cui i web attivisti denunciano l’inganno perpetrato quotidianamente (anche online) dai media, invitando blogger e artisti a unirsi alla loro guerriglia virale a favore della libertà d’espressione.
 In pratica, oltre a sfruttare l’occasione per far luce sui temi legati alla Cina, con la sua azione il gruppo invita il popolo della rete a diventare contro-sponsor   olimpico e partecipare alla campagna rendendola virale attraverso la creazione dei propri falsi tramite la piattaforma Fake is Fake. Questo perché – sostengono gli autori – «la falsa informazione messa al servizio del web dà luogo a una moltiplicazione virale e inconsapevole di siti falsi, e tutto questo contribuisce a inflazionare ulteriormente la verità».
Di: Alessandra Carboni
Da:Corriere.it

 

 Arresti di massa per la “Marcia di ritorno”
Ieri la polizia indiana ha arrestato 259 tibetani e sei membri del comitato organizzatore che avevano da poco ripreso la “Marcia di ritorno in Tibet”, ferma da 13 giorni per lo stop imposto dalle forze dell’ordine. I manifestanti hanno percorso un tragitto di 16 km quando sono stati bloccati nei pressi di Berinag, villaggio distante 160 km dal confine fra India e Tibet. Altri 50 marciatori, fra i quali gli attivisti tibetani Tenzin Tsundue e Shingza Rinpoche del monastero di Sera, sono rimasti al campo base di Banspatan – nello stato dell’Uttarakhand – con l’intento di proseguire verso il Tibet nel caso in cui il cammino del primo gruppo fosse interrotto. Nel frattempo i presidenti e un coordinatore delle 5 organizzazioni non governative che hanno promosso la “Marcia” continuano ad essere detenuti nel carcere di Roshanabad, nei pressi di Haridwar.

Partiti il 10 marzo (anniversario dell’occupazione cinese del Tibet nel 1959) da Mcloedganj, a Dharamsala, la sede del governo tibetano in esilio, i partecipanti alla “Marcia di ritorno” – ad oggi circa 300 persone divise in diversi gruppi – vogliono arrivare in Tibet a piedi in concomitanza con l’inizio delle Olimpiadi, l’8 agosto. Il loro cammino è stato più volte interrotto dalla polizia, l’ultima ieri pomeriggio alle 3.30 ora locali, quando un imponente sbarramento delle forze dell’ordine ha fermato i manifestati. Essi per protesta hanno subito incrociato le braccia e si sono seduti formando una catena umana; hanno inoltre intonato slogan e canti nei quali chiedevano alla Cina di abbandonare il Tibet. La polizia indiana li ha arrestati e al momento non è dato sapere dove siano stati portati.
Da:Asianews.it

 

PECHINO 2008: AMNESTY, NO A BOICOTAGGIO MA STRETTA VIGILANZA
"Le Olimpiadi di Pechino non vanno boicottate, ma è necessario mantenere un atteggiamento di stretta vigilanza". E' il giudizio espresso da Paola De Pirro, responsabile di Cina e Tibet per Amnesty International Italia, nel corso del convegno 'Sport e diritti: i Giochi olimpici 2008', organizzato oggi ad Aosta dall'Università della Valle d'Aosta.
"I Giochi possono rappresentare un'occasione per ribadire i diritti umani, alla base della pace dei popoli - ha aggiunto De Pirro, intervenendo alla tavola rotonda con l'ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris e il campione olimpico e membro della giunta Coni, Eddy Ottoz - mentre il Governo cinese vuole mettere dei paletti e imporre le sue regole".
"Amnesty non può che manifestare la sua preoccupazione - ha concluso - continuando la sua battaglia per l'abolizione della pena di morte, la chiusura dei campi 'laogai', la fine della repressione dei difensori dei diritti e della censura su Internet".
Da:regione.vda.it (06-06-08)

 

 

Olimpiadi Tibetane, quelle che in pochi raccontano
Le olimpiadi tibetane, quelle non riconosciute dal Cio, dove gareggiano atleti improvvisati in campi di gara allestiti alla meno peggio, sono arrivate al terzo giorno.   Olimpiadi tibetane, ovvero giochi degli esiliati, di quanti vivono fuori del Tibet, fuggiti alla repressione cinese dopo l'occupazione del 1959.   Poco piu' di venti atleti tra uomini e donne ed un numero almeno triplo di giornalisti e televisioni a seguire le loro gesta che sicuramente non produrranno alcun record.  

Tra questi media anche Raisport, che sta inviando ogni giorno servizi da Dharamsala (sede del governo tibetano in esilio e del Dalai Lama)per Raisport e per il Tg3 che e' particolarmente sensibile alla questione tibetana.   In questi giorni non ho ascoltato alcun proclamo contro le olimpiadi di Pechino, nessuna richiesta di boicottaggio, caso mai le uniche voci che si sono levate sono le preghiere , i canti mantrici, dei monaci buddisti in suffragio delle vittime cinesi del recente terremoto.  

Non vi dimenticate di noi, ci ripetono ogni giorno, non perdete tempo prima che per il Tibet sia troppo tardi.    I raconti di quasi tutti gli atleti che partecipano a questi giochi, sono racconti di esodi, fughe interminabili attraverso le vette della catena dell'Himalaya. Racconti di bambini  portati via dalle persecuzioni o semplicemente da un regime che non consente loro liberta' di religione, di storia di tradizioni.
Di Carlo Paris
Da: articolo21.it

 

 

Olimpiadi: la fiaccola rimarrà in Tibet un solo giorno
La staffetta della fiaccola olimpica in Tibet durerà solo un giorno rispetto ai tre previsti originariamente. Lo ha annunciato oggi l'organizzazione dei Giochi olimpici di Pechino, secondo la quale la decisione è stata presa dopo il devastante terremoto che ha colpito il paese. L'addetta alla comunicazione del comitato organizzatore di Pechino 2008 Li Lizhi ha precisato che "il cambiamento è dovuto all'impatto del terremoto del Sichuan". La torcia, ha aggiunto, "sarà probabilmente a Lhasa il 18 giugno, ma si attende una conferma". Inizialmente la fiaccola era attesa il 19 giugno nella capitale del Tibet, scosso a marzo da moti anticinesi. Dopo essere stata fermata per i tre giorni di lutto nazionale per il sisma, la staffetta olimpica subirà delle modifiche anche nella regione più colpita, il Sichuan. Invece che dal 15 al 18 giugno, si svolgerà dal 3 al 5 agosto, proprio a ridosso dell'apertura dei giochi l'8 agosto.
Da: Unionesarda.it

 

 

La fiaccola arriva sull'Everest Tibetani: dialogo sereno con la Cina
La fiaccola olimpica è stata portata oggi sulla cima più alta del mondo, quella del monte Everest (Qomolangma in tibetano), a 8.848 metri di altezza. Le fasi finali dell'ascesa di un gruppo di alpinisti cinesi sono state trasmesse dalla televisione di Stato cinese, la Cctv. Per compiere l'impresa la fiaccola è stata divisa in due, e gli alpinisti hanno atteso per due settimane al campo base sul versante cinese della montagna che si verificassero le opportune condizioni atmosferiche.
Malgrado le violentissime raffiche di vento e una temperatura inferiore ai 30 gradi centigradi, a risolvere la situazione è stata la "finestra" che si è aperta all'improvviso nella bufera di neve che aveva finora spazzato la vetta, vanificando gli sforzi precedenti durati giorni e giorni. "Tutti i gruppi etnici della Regione autonoma tibetana sono estremamente orgogliosi", ha commentato in tono trionfante Wu Yingjie, vice presidente esecutivo del locale governo filo-cinese. "L'etnia tibetana, in particolare, per questo importante evento ha profuso grandi preghiere". Ad aprire la staffetta decisiva era stata la 39enne cinese Ji Ji, l'altra donna del drappello, vedova: suo marito, Rena, rimase ucciso tre anni fa quando una frana si abbattè sul suo veicolo, mentre era diretto al campo-base per tentare l'ascesa agli 8.080 metri del Gasherbrum 1, un altro dei giganti dell'Himalaya.

Il viaggio della fiaccola per il mondo, che, secondo le autorità cinesi, avrebbe dovuto essere un "viaggio dell'armonia" è stato segnato dalle contestazioni degli attivisti dei gruppi per i diritti umani. La fiaccola sta ora viaggiando per tutte le province della Cina e arriverà a Pechino nel giorno dell'apertura delle Olimpiadi, l'8 agosto.
Intanto a Dharamsala, nel nord dell'India, sede del governo tibetano in esilio, hanno parlato ai giornalisti i due inviati del Dalai Lama, Lodi Gyari e Kelsang Gyaltsen, tornati tre giorni fa dalla Cina dove hanno incontrato le autorità di Pechino per discutere di Tibet. Lodi Gyari ha detto che nonostante ci fossero grandi divergenze fra le parti, il dialogo è stato sereno.
Gli inviati hanno chiesto a Pechino il rilascio dei prigionieri arrestati durante i moti di Lhasa del marzo scorso così da poter garantire loro assistenza medica, e hanno rigettato le accuse secondo le quali sarebbe il Dalai Lama a organizzare le manifestazioni anti cinesi, confermando che il leader tibetano sostiene le Olimpiadi di Pechino.
Gyari e Gyaltesn hanno inoltre chiesto la fine della rieducazione culturale in Tibet che sta totalmente annullando la cultura e le tradizioni tibetane nella regione a scapito di quelle cinesi. Gli inviati hanno parlato di volontà espressa da entrambe le parti di risolvere la situazione. Presto verranno decise le date per altri incontri.
Da: repubblica.it (8 Maggio 2008)

  

La fiaccola olimpica in vetta all’Everest
L’arrivo della fiaccola olimpica in vetta all’Everest sarebbe previsto per il 6 maggio, ma chi potrà mai controllare? I siti internet riportano di uno stretto controllo militare da entrambi i versanti, nepalese e tibetano: perquisizioni, satellitari requisiti, militari armati pronti ad impedire qualsiasi interferenza, intimidazioni a distanza.

I Cinesi sono più che mai determinati a portare fino in cima all’Everest la fiaccola… nel caso non l’avessero già fatto! Già perché un’alpinista che nel maggio 2007 ha aggiunto l’ Everest alla sua collezione di ottomila, a Trento durante la presentazione di un libro, ha rivelato che lo scorso anno una spedizione cinese, al sicuro da possibili contestazioni, avrebbe approntato già tutta la messa in scena per filmare il passaggio della torcia olimpica, un anno prima. Che ci arrivino o no in questi giorni, le immagini potrebbero già essere pronte per essere diffuse! 
Di: Oriana Pecchio
Da: Discoveryalps.it
(6 Maggio 2008)



Nessuna manifestazione ma solo festeggiamenti per la tappa nella regione dello Hainan
Prosegue ormai senza incidenti la corsa della torcia olimpica verso Pechino. La staffetta sta passando nel sud della Repubblica Popolare Cinese, nella regione dello Hainan. Il primo tedoforo è stato Li Yuqiang, campione di ping-pong alle Paraolimpiadi di Atene 2004.
Niente riduzione di percorsi ma solo grandi festeggiamenti per l'arrivo della fiaccola. Saranno 208 gli atleti che si passeranno la torcia lungo i 31 chilometri di staffetta che terminerà nei pressi del fiume Wanquan nella citta' di Qionghai. Lungo il percorso si sono rivisti anche gli sponsor che avevano adottato un basso profilo nelle tappe occidentali della fiaccola caratterizzate dalle proteste dei comitati pro-Tibet.
Da: puntosport.net (5 Maggio 2008)





Staffetta della fiaccola olimpica a Macao

(Staffetta della fiaccola olimpica a Macao, sulla costa meridionale della Cina. Sotto un sole abbagliante, migliaia di persone con le bandiere rosse cinesi si sono assiepate lungo il percorso che si snodava tra i famosi casino' dell'ex colonia portoghese. La staffetta e' stata ridotta da sei a tre ore su suggerimento del comitato organizzatore dei Giochi di Pechino, che temeva contestazioni.
  Ben 2.200 i poliziotti impegnati nella sicurezza. Dopo Hong Kong, sabato, Macao e' l'ultima tappa del tormentato tour mondiale prima dell'arrivo nella Cina continentale. In serata la torcia sara' trasferita a Hainan. Tra i 120 tedofori, anche il magnate dei casino, Stanley Ho, ex monopolista del gioco d'azzardo a Macao fino alla liberalizzazione del 2002. Un gruppo di studenti dell'Universita' di Macao ha esibito cartelli contro la Cnn per la copertura faziosa che avrebbe dato della rivolta in Tibet.

Da: agi.it (3 maggio 2008)

  

Torcia olimpica sfila a Macao, contrattempi sull'Everest
La torcia olimpica oggi è stata portata per le strade di Macao dopo un ritardo dovuto a una serie di proteste, mentre una nevicata sull'Everest sta creando problemi agli scalatori che cercano di portare sulla vetta più alta del mondo una fiaccola speciale.
Il viaggio attraverso i cinque continenti della torcia è stato rallentato da dimostrazioni per lo più legate alla repressione da parte del governo cinese delle proteste in Tibet, che hanno messo in serio imbarazzo Pechino e hanno provocato manifestazioni dei cinesi in patria e all'estero.
La sicurezza è stata rafforzata in Cina, dove il Partito comunista al potere non ha opposizione. La principale minaccia dopo che la torcia avrà lasciato Macao per un viaggio attraverso le province cinesi, dunque, sarà il tempo.
Oggi Pechino ha criticato il Dalai Lama - che accusa di incitare i tibetani alla protesta - definendolo un criminale, mentre rappresentanti della guida spirituale si preparano a colloqui con il governo cinese sulla questione del Tibet.
Centinaia di sostenitori della fiaccola si sono raccolti al Molo dei Pescatori di Macao sventolando bandiere cinesi e urlando "Vai Pechino vai".
Alcuni studenti dell'Università di Macao hanno dato vita a una piccola protesta vicino al terminal dei traghetti, con cartelli "anti-Cnn", accusando l'emittente americana di pregiudizi nella copertura della rivolta in Tibet e della repressione da parte delle autorità.
Intanto il progetto di portare un'altra fiaccola olimpica sulla cima dell'Everest potrebbe subire un ritardo a causa della neve.
La squadra di scalatori è a 6.500 metri circa da almeno due giorni, aspettando che il tempo migliori per puntare a raggiungere quota 8.848.
Da: borrsaitaliana.ruters.it (3 maggio 2008)
Di John Ruwitch

 

La fiaccola olimpica è arrivata in Cina
La Cina ha celebrato ieri la data simbolica dei cento giorni prima dell'apertura delle Olimpiadi con l'arrivo sul suo territorio, a Hong Kong, della fiaccola olimpica, mentre gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per le dure condanne inflitte da Pechino ai responsabili delle proteste a favore del Tibet.
Dopo il lungo periplo attraverso i vari continenti, contrassegnato da manifestazioni filo-tibetane e proteste anticinesi - in alcuni casi particolarmente violente come a Parigi, Londra e San Francisco - la fiaccola ha fatto così ritorno sul suolo della Cina, che percorrerà fino all'inaugurazione dei Giochi di Pechino l'8 agosto prossimo. Il percorso farà tappa tra l'altro anche nel Tibet.
E proprio in questa data simbolica, per la prima volta dall'inizio, il mese scorso, delle manifestazioni e delle proteste a favore del Tibet, Pechino ha ammesso l'uccisione di un presunto «insorto tibetano» nel corso di uno scontro a fuoco con la polizia nella provincia del Qinghai, nel nordovest del Paese.
Proveniente dal Vietnam - dove non si sono registrati incidenti né manifestazioni pro-Tibet - la fiaccola è arrivata all'aeroporto della ex colonia britannica. Accolta da musica e da bandierine sventolate da un gruppo di bambini, la fiaccola è stata quindi condotta in autobus in una località segreta.
Anche a Hong Kong - che nonostante il suo ritorno sotto la sovranità cinese nel 1997 conserva sue proprie leggi a garanzia della libertà di espressione - sono attese manifestazioni pro-Tibet lungo il percorso della fiaccola, che prenderà il via venerdì. Diversi militanti filo-tibetani sono stati respinti negli ultimi giorni al loro arrivo a Hong Kong, cosa questa che ha sollevato interrogativi e perplessità.
Sempre ieri due membri canadesi del movimento «Per un Tibet libero» e un esponente del servizio stampa dell'Ong «Free Tibet Campaign», sono stati fermati all'arrivo all'aeroporto di Hong Kong, dove sono stati subito imbarcati su aerei diretti in Canada e a Londra.
Da: iltempo.it (1 maggio 2008)

 

 

Fiaccola, proteste anche a Seul
Gli scontri e le proteste a favore del Tibet sono andate in scena anche a Seul, dove il passaggio della fiaccola olimpica fa balzare su scala internazionale la questione dei rifugiati in Cina della Corea del Nord, che domani accoglierà con grandi festeggiamenti il simbolo delle Olimpiadi. Un nordcoreano che aveva con sé un contenitore pieno di materiale infiammabile ha tentato a metà del percorso della fiaccola di darsi fuoco per protestare contro Pechino e l'ipotizzato giro di vite sui rifugiati che, una volta rimpatriati, devono fare i conti con le durissime sanzioni del regime comunista.

Sembra che Son Jong Hook, questo il nome dell'uomo salvato dalla polizia appena in tempo, avesse promosso da tempo una campagna di sensibilizzazione a favore di suo fratello condannato a morte da Pyongyang. Egli ha voluto chiedere ancora l'aiuto della comunità internazionali per suo fratello sul quale pende la pena capitale per spionaggio dopo che i due si erano incontrati in Cina segretamente. La questione nordcoreana ha preso piede già in avvio di staffetta, quando poco dopo aver lasciato il Parco Olimpico di Seul costruito per ricordare i giochi estivi del 1988, la fiaccola è stata oggetto di un primo attacco di un manifestante che ha provato a srotolare uno striscione e chiedere migliori condizioni di vita per i nordcoreani che trovano rifugio in Cina.

Le proteste, che hanno accompagnato la staffetta durante tutti i 24 chilometri del percorso protetto da almeno 8mila poliziotti in tenuta antisommossa, hanno generato finora, in base al bollettino provvisorio, alcuni feriti e tre arrestati. I manifestanti pro Tibet, man mano che ci si avvicina ai confini della Cina, sono in deciso calo. Sono aumentati i sostenitori di Pechino: decine di migliaia di cinesi, con tanto di bandiere rosse, hanno inneggiato ai giochi, con slogan come 'niente politica, ma solo olimpiadi', oppure contro il Tibet indipendente, rilanciando lo slogan 'Cina unita'. Malgrado il cordone di sicurezza messo in piedi dalle autorità di Seul, le due fazioni sono entrate in


 

Le disavventure della torcia olimpica sull’Everest
La presenza di media stranieri sull’Everest per seguire il percorso della torcia olimpica sarà ridotta,  ufficialmente “a causa del maltempo”, ma molti pensano sia per timore di manifestazioni a favore del Tibet. 

Ieri il portavoce del Bocog (Beijing Olympic organising committee) ha annunciato che i giornalisti che dovevano partire il 22 aprile per seguire l’evento sulla montagna più alta del mondo, dovranno ritardare  la partenza per almeno altri 4 giorni.

Anche la cerimonia di saluto per il cammino della torcia sul tetto del mondo, che doveva avvenire in un campo base a 5.500 metri, è stata cancellata. Il programma che rimane quello del puro cammino della torcia. E infine, i giornalisti che seguiranno l’evento potranno rimanere in Tibet solo per 13-14 giorni in tutto.
I cambiamenti del piano, stilato 3 mesi fa sono dovuti ufficialmente alle cattive condizioni meteo sulla montagna. Ma secondo i reporters accreditati, il cambiamento di programma mostra la difficoltà della Cina a portare occhi indiscreti nella regione tibetana, isolata da oltre un mese, dopo le rivolte dei monaci a Lhasa e nelle regioni vicine.

“Tutto ciò non ha niente a che fare con la situazione in Tibet” ha detto Wang Hui, il portavoce del Bocog.”È solo perché vi è un tempo incerto. Il monte Qomolangma [il nome cinese dell’Everest] non è un posto dove possa andare molta gente”.

Prima delle rivolte di marzo, l’ascesa della torcia sul monte Everest era pubblicizzata come il vertice della spettacolarità e del fascino di queste Olimpiadi.
Per il viaggio sull’Everest la Cina ha preparato una torcia speciale, diversa da quelle usate finora, per renderla capace di resistere nell’atmosfera di alta montagna, con possibili forti venti.
Secondo i reporters il nuovo piano non permette loro di acclimatarsi nel tempo dovuto alle temperature e all’altitudine. I responsabili del Bocog non hanno risposto a queste preoccupazioni.
Da: Asianews.it



La fiaccola olimpica, arriva a New Delhi
La fiaccola olimpica, arrivata a New Delhi nella notte tra il 16 e il 17 aprile, ha compiuto il suo percorso nella capitale indiana tra eccezionali misure di sicurezza. Oltre 15.000 agenti di polizia e militari hanno presidiato il centro della città, trasformato per l’occasione in una vera e propria fortezza protetta da tre anelli concentrici di forze dell’ordine per impedire che la staffetta olimpica potesse subire delle interruzioni per opera dei manifestanti. Il percorso originale di circa 9 chilometri, dal Forte Rosso all’”India Gate”, è stato notevolmente ridotto e i numerosi tedofori, circa 70, si sono velocemente alternati, ognuno reggendo la torcia per pochi secondi, lungo i poco più dei 2 chilometri che separano il Palazzo del Governo dalla Porta dell’India. La staffetta si è snodata tra viali e i giardini semideserti, fatta eccezione per la presenza delle autorità, degli sponsor, di pochi incuriositi turisti e di qualche scolaresca. Fino all’ultimo minuto è stato tenuto segreto anche l’orario d’inizio della manifestazione, inizialmente fissato per le 10.30 locali. La fiamma olimpica è partita alle 12.30 e alle 12.52 tutto era ormai tristemente concluso. Ha scritto un commentatore: “Gli indiani sono riusciti ad evitare che anche un solo dimostrante si avvicinasse alla fiaccola, ma a che prezzo”?

Verso le 11.00, prima della partenza della fiaccola olimpica, circa 5000 persone, in gran parte tibetani, monaci e laici, si sono riunite al Mausoleo di Gandhi e hanno dato il via alla manifestazione alternativa. Il cammino della “Fiaccola per il Tibet”, la sola in grado di esprimere al meglio lo spirito olimpico – hanno affermato gli organizzatori - è stato preceduto da un momento interreligioso di preghiera alla presenza di rappresentanti delle religioni Hindu, Mussulmana, Cristiana, Ebraica, Sikh e Buddista. Indossando magliette gialle e bandane con la scritta “Tibet Libero” i marciatori, tra slogan e bandiere tibetane e indiane, hanno raggiunto Jantar Mantar dove la manifestazione si è conclusa.
Nessun incidente di rilievo. La polizia ha disperso una cinquantina di tibetani che tentavano di superare gli sbarramenti di sicurezza nei dintorni della Porta dell’India. Nel corso della notte, dopo l’arrivo a Delhi della delegazione cinese, le forze dell’ordine hanno fermato con la forza alcuni gruppi di tibetani accorsi al Meridien Hotel, nelle vicinanze di Rajpath, dove si presumeva fosse custodita la fiaccola.
17 Aprile 2008 
Da Italiatibet.org
 


 

I MARCIATORI A DELHI: VOGLIAMO PROSEGUIRE
Arrivati a Delhi il giorno 10 aprile, gli oltre 200 partecipanti alla "Marcia di Ritorno in Tibet" stanno attuando uno sciopero della fame di 24 ore a Jantar Mantar. Attorno a loro alcuni drappi neri a simbolizzare la repressione che i loro compatrioti stanno subendo all'interno del Tibet. Oltre 500 lampade a burro sono accese ogni giorno in ricordo di quanti sono stati barbaramente uccisi nel corso delle dimostrazioni. "Non vediamo l'ora di proseguire la marcia", ha dichiarato un monaco aggiungendo che questo è il suo sogno e che spera si possa presto realizzare.
Il giorno 11 aprile, a New Delhi, più di 5000 tibetani hanno preso parte a una veglia a lume di candela in ricordo delle vittime.
Da:italiatibet.it



Olimpiadi di Pechino 2008: proteste pro Tibet a San Francisco

E' iniziato in un clima surreale il percorso della fiaccola olimpica nella città di San Francisco. Un tracciato cambiato all'ultimo momento a causa delle dimostrazioni. Dopo l'accensione della fiaccola olimpica alle 13.20 locali (ore 22.20 italiane) il primo atleta si è diretto a sorpresa dentro un deposito merci, invece di imboccare il percorso previsto, dove la folla si era radunata da ore. Poco dopo i veicoli della sicurezza sono usciti dal deposito, probabilmente con la fiaccola all'interno, imboccando una strada diversa da quella annunciata. La fiamma olimpica non ha transitato nella zona di Chinatown, dove vive la più grande comunità cinese d'America. Lungo il percorso ci sono ambulanze, furgoni pronti per le retate, pattuglie di polizia. La Faa (ente federale statunitense per l'aviazione civile) ha limitato i voli sulla città solo agli elicotteri dei media, a quelli per le emergenze sanitarie, a quelli utilizzati dalle forze dell'ordine e ai mezzi che la California Highway Patrol utilizzerà per tenere sotto controllo la situazione.
Eppure, secondo l'agenzia Xinhua, i manifestanti pro-Tibet sono comunque riusciti a farsi notare, cercando di afferrare la fiaccola. Secondo l'agenzia cinese, "i separatisti tibetani hanno cercato di scippare la fiaccola ma sono stati respinti dalla polizia"
Nel frattempo Pechino riceve l'appoggio del Cio e dei comitati olimpici nazionali che si sono espressi contro il boicottaggio dei Giochi e hanno rinunciato a mettere la parola Tibet nel loro documento. Ma intanto dalla Gran Bretagna Downing Street fa sapere che il premier Gordon Brown non parteciperà alla cerimonia di apertura dei Giochi. "Non è mai stato annunciato che avrebbe partecipato all'inaugurazione - si legge in una nota - sarà alla cerimonia di chiusura".
Da: Repubblica.it


 

La Fiaccola gioca a nascondino
Dopo Londra e Parigi, la fiaccola arriva negli Stati Uniti, a San Francisco in California. L’uno-due europeo l’ha quasi stesa (leggi spenta) e anche oltreoceano le toccherà affrontare un’altra Via Crucis, per dirla alla Piero Verni. La premessa c’è già stata con tre free-climbers che si sono arrampicati sul famoso ponte Golden Gate e hanno issato due enormi striscioni a mo’ di vele fissandoli tra i tiranti della struttura. Questa premessa ha messo in allarme gli organizzatori che hanno nascosto la fiaccola in un posto segreto e hanno modificato il percorso previsto da compiere nella città californiana per disorientare i contestatori. Il risultato è che si è scatenato un tam-tam attraverso il web e possiamo scommettere tranquillamente che la fiaccola verrà scovata e dovrà sentire ancora più forti i cori di sostegno al Tibet. Sono previste decine di manifestazioni, anche una fiaccolata organizzata da Richard Gere. Senza dubbio però le attese sono per le azioni di disturbo sempre più creative e spettacolari che sapranno colpire nel modo più efficace. Un unico rischio. Si sa già di sobillatori che vogliono mettere contro la numerosa comunità cinese di San Francisco e i manifestanti contro la fiaccola. E’ importante ribadire che si contesta il governo cinese e non certo il popolo cinese.
Di Giovanni Vuono
Da: Giotibet.org

 

Marcia del ritorno in Tibet
Partirà da McLeod Ganj (Dharamsala), in India, il prossimo 10 marzo. Sarà l’evento più importante del Tibetan People’s Uprising Movement, un movimento lanciato da cinque organizzazioni tibetane in esilio: il Tibetan Youth Congress, la Tibetan Women’s Association, il Gu-Chu-Sum Movement of Tibet e gli Students for a Free Tibet. Tre sono le richieste che queste organizzazioni fanno al governo della Repubblica popolare cinese:

1. Che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono un ritorno senza condizioni del Dalai Lama in Tibet.
2. Che il governo cinese inizi a smantellare quell’occupazione coloniale del Paese delle nevi che dura da quasi sessant’anni.
3. Che la Cina liberi tutti i prigionieri politici tibetani, primo fra tutti il giovane Panchen Lama, Gedhun Choeky Nyima. Nell’annunciare il Tibetan People’s Uprising Movement 2008, gli organizzatori hanno fatto esplicito riferimento all’insurrezione di Lhasa del 10 marzo 1959. Quel giorno, trentamila abitanti della capitale del Tibet circondarono il Norbulingka, il Palazzo d’estate dove si trovava il Dalai Lama. I dimostranti volevano impedire al giovane Tenzin Gyatso di recarsi ad assistere a una rappresentazione teatrale organizzata in suo onore a Silungpo, la sede del comando militare cinese a Lhasa. Tra i tibetani si era infatti sparsa la voce che i cinesi volessero rapire il Dalai Lama e portarlo con la forza a Pechino. La protesta degli abitanti di Lhasa sfociò in un’aperta rivolta. La notte del 17 marzo 1959 il Dalai Lama, con indosso una divisa militare e un fucile a tracolla, uscì dal Norbulingka e iniziò la sua fuga verso l’esilio indiano. La repressione della rivolta da parte degli uomini della People’s Liberation Army fu spietata. Provocò 87.000 morti tra i tibetani che cercarono di resistere. Il dato lo si trova nello stesso “Rapporto politico” dell’Esercito di liberazione popolare cinese del 1960. Anche la “Marcia del ritorno in Tibet” che inizierà il 10 marzo 2008 ha un preciso riferimento storico. “A ispirarci è stata la ‘Marcia del sale’ di Gandhi e dei suoi satyagrahi del 1930” dice Tenzin Tsundue, una delle figure di riferimento per tutti i giovani tibetani in esilio. Così come il Mahatma, con la sua marcia, sfidò l’impero britannico in India, altrettanto vogliono fare i tibetani nei confronti della Repubblica popolare cinese. Sperano di poter raggiungere il confine del Tibet alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino dell’agosto 2008. “Il nostro impegno a portare avanti una protesta non violenta è assoluto” dice Tsewang Rigzin, il presidente del Tibetan Youth Congress. Gli fa eco Tenzin Tsundue: “Dobbiamo capire una volta per tutte che la violenza, l’impugnare le armi, è un modo desueto per cercare di ottenere l’indipendenza. La nostra marcia costituirà una sorta di ‘sadhana’, un tributo spirituale a quella verità e a quella giustizia che ci ispirano nella nostra azione”. Ma per i tibetani che si metteranno in marcia si prospettano giorni difficili. Nel dicembre 2007 le truppe indiane e quelle cinesi hanno effettuato un’esercitazione militare congiunta presso l’Accademia militare di Kunming, nella provincia cinese dello Yunnan. L’esercitazione è stata chiamata “Hand-in-Hand 2007” e ha avuto per obiettivo “il combattere il terrorismo e il garantire la pace, la stabilità e la creazione di un ‘mondo armonioso’”. Nel gennaio 2008 la stessa esercitazione congiunta è stata ripetuta a Chusul in Ladakh, in territorio indiano. Il confine tra India e Repubblica popolare cinese è dunque presidiato militarmente, palmo a palmo, sia a oriente che a occidente. I militanti tibetani non hanno fatto sapere da quale punto del confine intendono entrare nel Paese delle nevi. Tutti i partecipanti sono comunque coscienti dei rischi e dei pericoli a cui vanno incontro. Molti, alla vigilia della marcia, hanno donato tutti i loro averi, mettendo in conto la possibilità di non fare ritorno. Ed è per questo che chiedono di non essere lasciati soli. Dicono: “La nostra marcia offre a tutti la possibilità di partecipare a uno storico movimento non violento. Con esso vogliamo ottenere la libertà per un paese che, ancora oggi, è tenuto soggiogato. Unitevi a noi. Sosteneteci in qualsiasi modo possiate. Abbiamo bisogno di informare la gente della nostra marcia. Cammineremo per sei mesi. Potete unirvi a noi come sostenitori, per un giorno o anche per una sola ora. Oppure per una settimana o per un mese intero. Abbiamo bisogno di volontari, di gente che lavori nei media, di scrittori, fotografi, bloggers. Abbiamo bisogno di infermieri, cuochi, tecnici. E abbiamo bisogno soprattutto delle vostre preghiere
”.
Da: ilsentierodeltibet.it

 

PARIGI, FIAMMA OLIMPICA TRA BUS E TEDOFORI.
La corsa della fiaccola olimpica diventa sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi. La fiaccola, simbolo dei Giochi, è stata addirittura spenta a Parigi e portata su un bus prima di riprende il percorso con i tedofori, ma dopo è stata di nuovo bloccata più volte. Tutto ciò ha comportato un ritardo di circa un'ora sul programma previsto: le ultime staffette sono state quindi annullate e la torcia è stata portata in pullman direttamente allo stadio Charlety per la cerimonia finale. Inoltre la bandiera nera di Reporter senza frontiere con i cerchi olimpici raffigurati come manette è stata issata al primo piano della Tour Eiffel, sugli Champs Elysées e anche, insieme a quella del Tibet, sul municipio. Il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, ha quindi annullato la prevista cerimonia al municipio, dove l'ex campionessa di nuoto Christine Caron avrebbe dovuto consegnarla al calciatore del Paris Saint Germain Pedro Pauleta. «Sono state le autorità cinesi che non hanno voluto che la torcia si fermasse al municipio», dove c'erano le bandiera che ai cinesi non sono piaciute, ha dichiarato il sindaco.
SPENTA - La decisione di spegnere la fiamma e caricarla su un pullman è stata presa dalle autorità parigine e dagli organizzatori del Comitato olimpico francese «per motivi tecnici». C'erano timori consistenti di ritrovarsi con incidenti simili a quelli accaduti a Londra, visto che una grande folla con bandiere tibetane e cartelli pro Tibet si era radunata sul percorso, in particolare vicino alla partenza del primo tedoforo, l'ex campione del mondo dei 400 ostacoli Stephane Diagana. Come previsto la fiaccola olimpica era partita intorno alle 12,35 dalla Torre Eiffel ma ha interrotto la sua corsa dopo poche centinaia di metri.
FIACCOLA SU UN BUS, FERMATE CINQUE PERSONE - La prefettura della capitale francese ha comunicato che la fiaccola è stata «messa al riparo su un autobus ». Dopo circa mezz'ora, la fiaccola ha proseguito il suo percorso a piedi, portata da un tedoforo ma è stata poi interrotta più volte. La vice presidente della regione parigina dell'Ile-de-France, la verde Mireille Ferri, è stata fermata dalla polizia, mentre si stava dirigendo con un estintore verso la Torre Eiffel. In tutto sono stati arrestati 28 manifestanti, ha reso noto la polizia.
IL CIO ALLA CINA: «SERVE UNA SOLUZIONE PACIFICA» - Il presidente del Comitato olimpico internazionale (Cio), Jacques Rogge, ha fatto appello a Pechino invitando le autorità cinesi a cercare una soluzione pacifica della crisi in Tibet e condannando l’uso della violenza che secondo Rogge è incompatibile con i valori olimpici.
L'APPELLO - «Facciamo appello per una soluzione rapida e pacifica della crisi in Tibet, che ha scatenato un’ondata di proteste nel mondo» ha dichiarato Jacques Rogge, che partecipa a una riunione con i responsabili dei comitati olimpici nazionali.
Il passaggio della fiaccola olimpica è sotto mira. Il Comitato olimpico internazionale ha espresso la sua viva preoccupazione e fa appello per una soluzione rapida e pacifica in Tibet» ha detto Rogge. «Quale che ne sia la ragione, la violenza non è compatibile con i valori della fiaccola olimpica o dei giochi olimpici» ha aggiunto Rogge.
LA CONDANNA CINESE - Intanto la Cina ha condannato le «vili azioni» dei manifestanti filotibetani che domenica hanno disturbato il percorso della fiaccola olimpica a Londra. L'agenzia Nuova Cina cita un «funzionario» del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Pechino (Bocog) che «denuncia con forza» le dimostrazioni di domenica nella capitale britannica, nel corso delle quali almeno 35 persone sono state arrestate. Migliaia di persone hanno partecipato alle proteste, gridando «Cina, vergogna» e denunciando la repressione nel Tibet e la soppressione dei diritti umani. Pechino ha confermato la sua intenzione di far passare la fiaccola da Lhasa, la capitale del Tibet, teatro nelle scorse settimane di manifestazioni sfociate a volte in violenza. Nei disordini avvenuti a Lhasa e in altre zone del Tibet sono morte venti persone secondo il governo cinese a circa 150 secondo il governo tibetano in esilio. Almeno mille persone sono state arrestate. La fiaccola dovrebbe passare da Lhasa il 20 e 21 giugno, dopo essere stata portata da un gruppo di alpinisti sulla cima del monte  Everest.  
Di Giovanni Vuono (7 Aprile 2008 )
Da Italiatibet.org


PARIGI SI ACCENSE E LA TORCIA SI SPEGNE
Anche il presidente del CIO Rogge ha capitolato e, finalmente, ha fatto richiesta esplicita al governo cinese di mettere fine alla repressione in Tibet e di avviare un processo di dialogo immediato e costruttivo e ha dichiarato che “la fiaccola olimpica non può convivere con la mancanza del rispetto di quei valori che la contraddistinguono”. Gli attivisti pro Tibet, ma non solo, sono tutti schierati già sotto la Torre Eiffel e fanno sentire ancora il loro assordante coro di protesta. Dopo Londra tocca a una Parigi “che difende i diritti umani ovunque nel mondo”, come è scritto sullo striscione che pende dall’Hotel de la Ville, subire l’assalto di chi vuole un futuro di pace e di rispetto dei diritti per tutti i popoli. La fiaccola si arrende di fronte a questa mobilitazione generale e viene spenta per essere costretta a viaggiare su un autobus. Il governo cinese continua a parlare di vili attacchi separatisti e, stavolta, fa vedere anche in patria le immagini della contestazione. E’ il loro modo di giustificare alla popolazione del perché qualcuno nell’Occidente libero e democratico contesta così tanto la fiaccola. Intanto sulla Torre Eiffel prima e su Notre Dame poi sventolava la bandiera con i cinque cerchi olimpici disegnati con le manette. Un simbolo inequivocabile che il popolo cinese purtroppo conosce bene e se lo avesse visto sarebbe stata dura spiegare
(7Aprile)
Da: Giotibet.org

 

IN DIRETTA DA PARIGI: CORRISPONDENZA DI PIERO VERNI
Una giornata incredibile, assurda anche per un vecchio sessantottino come me.
La città letteralmente blindata da centinaia (e non è un paradosso) di camion di CRS in tenuta antisommossa. Tutti i percorsi della torcia assolutamente presidiati militarmente. Lungo il percorso, il permesso di rimanere concesso solo a gruppi di giovani cinesi (la maggior parte dei quali -anche se non tutti- aveva l'aria di essere stati cammellati a spese dell'ambasciata)... per arrivare alla Esplanade del Trocadero ho dovuto fare almeno quattro chilometri prima di trovare un ponte sulla Senna libero. Al Trocadero circa cinquemila persone... mare di bandiere tibetane ma anche del Turkestan Orientale (bellissima, con il fondo celeste e mezzaluna bianca) e del Vietnam del sud. Presenti anche gruppi di cinesi democratici con i loro striscioni. Mentre il grosso era lì (tantissimi liceali parigini, alcuni anche giovanissimi, duri e arrabbiati a urlare "Libérez le Tibet"), piccoli gruppi hanno attaccato in più punti il corteo fermandolo due volte al punto che, nonostante il fantascientifico schieramento di polizia, per paura del peggio la maledetta fiaccola è stata spenta e messa su un pulmann. Scontri, con arresti e feriti, sotto la sede di Radio France... la cerimonia all'Hotel de Ville è stata annullata e i manifestanti proTibet hanno circondato un gruppo di cinesi con le bandiere rosse che hanno dovuto essere protetti da decine e decine di CRS armati di tutto punto. Incredibili gli ordini impartiti ai poliziotti. Poco dietro l'Hotel de Ville un ragazzo è stato fermato per portargli via un manifesto arrotolato. Per fortuna me ne sono accorto e ho cominciato a riprendere tutto (rischiando per altro anche io l'arresto dal quale mi ha salvato solo l'esibizione del tesserino giornalistico) richiamando così una piccola folla e altri giornalisti.

A quel punto è arrivata anche una avvocatessa e i CRS, dopo un lungo tira e molla e intimoriti anche dalla presenza di taccuini e telecamere, hanno dovuto mollare l'osso. Spero che le mie riprese siano venute bene. Alla fine un enorme drappo nero con le cinque manette di RSF è stato esposto (insieme ad una bandiera tibetana) sia sul Municipio sia sopra il rosone della (bellissima) facciata di Notre-dame. Mi ero appostato nell'ultimo tratto del percorso ed è stato impressionante... NON SIAMO RIUSCITI A VEDERE LA TORCIA!!! C'erano solo due immense ali di jipponi e cellulari dei CRS e in mezzo alcuni pulman con i cinesini dell'organizzazione... la torcia scomparsa (ho saputo dopo che era stata spenta e messa al riparo). Veramente un successo queste manifestazioni, finalmente la Cina comincia ad essere considerata per quello che è, e a Londra e a Parigi il cammino della torcia è stato una vera via crucis per Pechino (che è stata costretta ad ammettere alla TV di stato le contestazioni).
(7Aprile)
Di Piero Verni
Da: Italiatibet.org

 

Londra: Raffica di fermi fra i dimostranti
I manifestanti pro-Tibet l’avevano promesso. La staffetta della fiamma olimpica a Londra finora è stata la tappa più movimentata del tour mondiale. Nella capitale britannica sono stati arrestati almeno 30 attivisti che manifestavano contro le repressioni operate dal regime di Pechino in Tibet. Circa 2mila poliziotti sorvegliavano la staffetta. Uomi di Scotland Yard hanno scortato i tedofori a piedi, in bicicletta e a cavallo, costretti a far fronte a continui tentativi di bloccare la marcia della fiaccola olimpica. L’ambasciatore cinese è stata costretta a cambiare piani per dribblare la protesta.

In una Londra fredda, imbiancata nel primo mattino dai fiocchi di una nevicata fuori stagione, le proteste sono iniziate subito dopo la partenza dallo stadio di Wembley del campione olimpico di canottaggio, Steve Redgrave, primo degli 80 tedofori che si sarebbero alternati in un percorso di circa 50 chilometri fino a Greenwich e iniziato alle 9.30 locali (le 10.30 in Italia).

Due manifestanti pro-Tibet sono stati arrestati per aver cercato di spegnere con estintori la fiamma olimpica durante il suo passaggio per le strade del quartiere di Ladbroke Grove. Un altro manifestante è stato arrestato nello stesso quartiere per aver cercato di impossessarsi della torcia portata in quel momento dalla presentatrice della Bbc, Konnie Huq.

L’ordine dei tedofori è stato poi cambiato per permettere all’ambasciatore cinese a Londra, la signora Fu Ying, di partecipare alla staffetta senza che si verificassero incidenti. La fiamma è arrivata indenne anche al numero 10 di Downing Street, portata dall’atleta Denise Lewis. Qui la torcia è stata salutata dal premier Gordon Brown, che ha assistito al passaggio tra la medaglia d’oro in heptathlon Denise Lewis e un atleta disabile. Tra i tedofori che hanno partecipato alla corsa ci sono 10 campioni olimpici, 18 bambini delle elementari e diverse celebrità. L’ultimo tratto sarà percorso dall’atleta Kelly Holmes che terminerà la corsa accendendo il braciere olimpico davanti a 5mila spettatori. Domani la torcia olimpica affronterà un altro percorso difficile a Parigi, dove sono attese altre numerose proteste.
Da: Lastampa.it

 

 


 

 

 

 

Da: Asianews.it (05/06/08)
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