Galline in gabbia

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Liberiamo le galline da una vita ‘bestiale’

Gli ovicoltori italiani, dal 1999 ad oggi, hanno usufruito di fondi pubblici, frutto delle tasse pagate dai cittadini, per mettersi in regola: un decreto legislativo della Comunità Europea ha, infatti, stabilito che dal 1 gennaio 2012 le galline ovaiole non dovranno più crescere e produrre in batteria. Da nove anni a questa parte, dunque, gli impianti di allevamento delle galline avrebbero dovuto adeguarsi alle nuove normative di ‘civiltà’ che si riferiscono al rispetto dovuto a ogni essere vivente. Bene, quei fondi sono stati incassati ma per altri scopi, probabilmente.

Perché è proprio di questi giorni il tentativo, avanzato dal Ministero della Salute su sollecitazione dei produttori, di rinviare la data dal 2012 a un futuro ancora più lontano. Le galline, sembra incredibile, vivono in gabbie piccole come un foglio A4, quello che serve a stampare questo articolo. Certe volte sui fogli A4 ci stanno strette persino le parole, figuriamoci delle povere galline! Vivono così per tutta la vita, che non è lunga visto le condizioni di salute: niente scorrazzamenti nell’aia, niente sonno (le luci restano accese giorno e notte per farle produrre il doppio), niente aria fresca tra le penne.

Impazziscono, perdono il senso dell’orientamento, si mangiano tra di loro. Sottratte al loro habitat naturale, le galline perdono il controllo, producono in maniera meccanica, sempre più faticosamente. Per non farle ammalare vengono imbottite di antibiotici e altre medicine, che –inutile dirlo- finiscono direttamente nell’uovo prodotto.

Le galline si ammalano di osteoporosi e di depressione, vengono ‘spremute’, sfruttate, muoiono in condizioni pietose, ovviamente prima del tempo: durano più o meno un anno, poi le aspetta il macello. Sembra un’assurdità ma chiunque possieda un animale capisce benissimo di cosa si tratti.

Quelle in cui vivono queste creature, nostre benefattrici, sono gabbie ai limiti del lager. E infatti, dando un’occhiata alle immagini –poche per la verità- che ne documentano lo stato, si resta come scioccati, non si riesce a credere all’ennesimo scempio commesso dall’economia sulla natura. Naturalmente allevare galline in questo modo costa molto meno che creare ambienti più salutari, spazi all’aria aperta, mangime decente, un ciclo di vita diurna e notturna regolari.

Resta da capire se le uova così prodotte siano destinate al consumo diretto o non vadano invece a servire l’industria dolciaria o quella della pasta all’uovo. Perché è vero che per il consumo diretto ognuno ha modo di controllare la provenienza delle uova (basta guardare la cifra sui gusci e non acquistare quelle con il numero 03) ma le uova servono un mercato assai più vasto e meno controllato e di qualità molto scadente, su cui il consumatore non ha alcuno strumento di difesa e nessuna possibilità di scelta consapevole.

Il dato è che, ad oggi, l’88% della produzione avviene in batteria. Di quell’88% non fanno parte le galline di mia nonna, che hanno un piccolo spiazzo in cui passare il giorno, vengono richiuse al tramonto e la riconoscono quando arriva a portare il cibo. Vanno matte per le bucce di cocomero, e quando mangio le torte fatte con le loro uova di sente che c’è dentro il sapore della gratitudine, di una semplice felicità.
Di:Daniele Mazzoli
Da:Terranauta.it

 

In Italia uova fuorilegge e galline maltrattate!
Sono fuorilegge, in Italia, gran parte delle uova di gallina prodotte dai nuovi impianti in funzione dal febbraio del 2006: nonostante la censura della Commissione Europea, nel nostro Paese sono sistematicamente violati gli standard di arricchimento delle gabbie delle galline (nido, lettiera, dispositivi per accorciare le unghie) e la densità d’allevamento, con gravi conseguenze per il benessere di questi animali. La denuncia è della LAV che sabato 8 e domenica 9 marzo sarà presente nelle piazze delle principali città d’Italia con centinaia di tavoli informativi, per invitare i cittadini a firmare la petizione rivolta al nuovo Governo affinché si impegni a confermare la data del 1° gennaio 2012 per la messa al bando delle gabbie di batteria per le galline ovaiole, secondo quanto stabilito dalla Direttiva UE 74/99 e dal Decreto Legislativo 267/03, ma ora incredibilmente rimessa in discussione. Questa mattina l’Associazione ha protestato davanti al Ministero della Salute, a Roma, rivolgendo un appello al Ministro Livia Turco affinché mantenga gli impegni assunti dall’Italia su questa materia nel 1999, ma che il sottosegretario alla Salute Gianpaolo Patta ha scelto invece di rinnegare chiedendo il rinvio della data del 2012, sebbene appena nove giorni prima - durante un incontro con la LAV - avesse espresso l’impegno a rispettare tale data. Tale rinvio rappresenta un regalo all’industria avicola che dal 1999 ad oggi, nonostante i tanti fondi pubblici percepiti, non ha fatto nulla per riconvertire le gabbie come imposto dalle norme. Migliaia di adesioni alla protesta della LAV stanno giungendo in queste ore via internet. “Il Governo non può fare marcia indietro rinnegando una posizione già assunta: comunichi alla Commissione UE di sostenere l’applicazione della Direttiva 74/1999 esprimendo parere contrario a qualsiasi posticipo del bando delle gabbie di batteria dopo il 2012 - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV - Inoltre, faccia partire al più presto un Piano nazionale sui controlli, relativo all’applicazione degli standard previsti dalla Direttiva, al momento ampiamente disattese. In “gioco” c’è la vita di 50 milioni di galline, gran parte delle quali sottoposte a un sistema d’allevamento intensivo tra i più crudeli. Gli italiani, che ogni anno acquistano più di 12 miliardi di uova, hanno il diritto di vedere applicata questa normativa faticosamente conquistata, e il diritto a non acquistare uova di fatto fuorilegge. A loro chiediamo di venire ai nostri tavoli per firmare la petizione, di non acquistare uova con il codice “3” e di preferire le uova di galline allevate con sistemi alternativi alle gabbie (a terra, all’aperto o bio). Per orientarli a una scelta più consapevole, distribuiremo una Guida-pratica che spiega come sono etichettare le uova.” Attraverso le loro scelte d’acquisto, i consumatori possono sostenere la fine dell’allevamento delle galline nelle strette gabbie di batteria, dove lo spazio a disposizione di una gallina è ridotto ad appena 25 cm, e non supera i 35 cm (550 cm2) circa per le gabbie “arricchite”, impedendo movimenti e comportamenti naturali. “Due mesi fa la Commissione UE ha confermato l’importante scadenza del 2012 prevista dalla Direttiva per l’abolizione delle gabbie di batteria, proprio a causa dei gravi problemi di salute per le galline in questo tipo di allevamento - continua Roberto Bennati - La Commissione ha effettuato dettagliate analisi d’impatto scientifico ed economico al fine di valutare i problemi di benessere delle galline ovaiole e il costo della riconversione dalle gabbie di batteria ad altri sistemi, con risultati inequivocabili circa la sostenibilità di tale riconversione. L’indagine della Commissione UE Eurobarometro, ha evidenziato che il benessere delle galline ovaiole è stato ritenuto insufficiente dal 58% degli intervistati e il 57% dei cittadini dell'UE si dichiarano disposti a pagare di più per le uova provenienti da un sistema di produzione rispettoso del benessere degli animali.” L’etichettatura delle confezioni di uova da galline allevate in gabbia non reca la prevista dicitura chiaramente leggibile e in evidenza, e le rappresentazioni grafiche di galline “felici nell’aia” rappresentano una frode al consumatore, ingenerando la convinzione che tali uova derivino da galline allevate libere e all’aperto. La LAV chiede quindi che sia imposto ai produttori di uova di galline allevate in gabbia il rispetto di un’indicazione del metodo di allevamento delle galline riportato chiaramente e a caratteri evidenti sulle confezioni, come già avviene per le uova prodotte da sistemi alternativi alle gabbie, per un’informazione completa e trasparente. Ricordiamo che le uova devono essere etichettate secondo il metodo di allevamento delle galline, identificato con un codice impresso su ciascun uovo e con diciture sulle confezioni. Sono immesse in commercio quattro tipologie di uova: - ALLEVAMENTO BIOLOGICO - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “0”: le galline possono godere di spazi all’aperto e densità minime d’allevamento maggiori e, cosa importante, mai in gabbia. Le galline in questo caso sono anche alimentate con mangimi di provenienza biologica. - ALLEVAMENTO ALL’APERTO - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “1”: le galline possono razzolare all’aperto per alcune ore al giorno in un ambiente esterno protetto dal contatto con altri animali. Le uova in questo tipo di allevamento possono essere deposte sul terreno o nei nidi. La densità all’esterno di questo allevamento sono di 1 gallina ogni 4 m2. - ALLEVAMENTO A TERRA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “2”: le galline vengono allevate in capannoni all’interno dei quali possono muoversi liberamente ma non hanno l’accesso all’esterno. Le uova sono deposte sul terreno o sui nidi. La densità di questo allevamento sono di 4 galline su ogni 1 m2. - ALLEVAMENTO IN GABBIA - UOVA IDENTIFICATE CON IL CODICE “3”: le galline sono rinchiuse in gabbie disposte in file da 4 a 6, all’interno di capannoni chiusi, con ventilazione forzata e luce artificiale. La densità di questi animali è di circa 16-18 galline per metro quadrato. Le uova sono deposte su un nastro trasportatore che automaticamente le raccoglie.
Nel 2006 in Italia sono state allevate 51.532.000 galline (40.458.000 in allevamenti razionali e 11.074.000 in allevamenti rurali) e sono state prodotte 12 miliardi e 835 milioni di uova (+0,4% rispetto al 2005), sono state esportate 128 milioni di uova in guscio, 8.096 tonnellate di uova pastorizzate e 7.130 tonnellate di albume. Il consumo totale di uova nel nostro Paese è stato pari a 12 miliardi e 725 milioni di uova (+0,8% rispetto al 2005). Ogni italiano ha consumato 219 uova (1 uovo in più rispetto al 2005). 

Fonte:
http://www.lav.it/">www.lav.it

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