Energia Eolica in Italia
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Wind day Energy 2008
Ritorna l’appuntamento internazionale con l’eolico: il 15 giugno si è svolto l’European Wind Energy 2008, importante occasione per sensibilizzare sia la politica che il mondo imprenditoriale ed i cittadini sulle grandi potenzialità di crescita del settore. La Giornata è stata realizzata dall’ANEV per l’Italia con una serie di iniziative importanti tra le quali spicca il Convegno Nazionale sull’Eolico nel corso del quale l’Associazione Nazionale Energia del Vento hapresentato al Governo il piano di sviluppo eolico al 2020. Come si legge in un comunicato, l’Associazione “ha svolto uno studio estremamente dettagliato sul contributo che l’eolico può fornire nel raggiungimento degli obiettivi Comunitari al 2020 e non solo, confrontandosi per i vari settori, elettrico, finanziario, occupazionale e ambientale, con i principali esperti dei maggiori enti e istituzioni del settore che saranno presenti all’incontro per analizzare e commentare i risultati dello studio: Vento al 2020: il vero potenziale nazionale e regionale”. “L’ANEV ha invitato a partecipare alla presentazione dello studio i pubblici decisori, le associazioni ambientaliste e di impresa e i singoli cittadini”, “affinché tutti possano rendersi conto di quanti risvolti positivi tocchi un serio piano di crescita di questa tecnologia che oggi è già pronta a fornire importanti risposte alle domande di energia nel nostro Paese”.
Sono state queste le parole di Oreste Vigorito presidente dell´Anev (Associazione nazionale energia del vento) e membro del Board Ewea, che ha poi aggiunto "Senza clamore e senza eccessi si possano realizzare impianti eolici in armonia con il territorio e senza interferire con le altre attività".
Il potenziale eolico in Italia
Secondo l’Associazione OWEMES 11.686 Km2 dei mari italiani possono essere utilizzabili per l’eolico marino. Puglia in pole position.
Riflettori puntati sul potenziale dell’offshore italiano durante la conferenza organizzata a Bruxelles dalla Camera di Commercio Italo-Belga in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e l’ENEL. A quanto riporta un documento presentato dal governo italiano al Parlamento europeo, l’eolico marino ha un forte potenziale nei mari italiani, addirittura paragonabile a quello onshore, potendo raggiungere nei prossimi cinque anni i 500 MW e 2.000 MW nel 2020. Ad illustrare la situazione nazionale è Gaetano Gaudiosi ingegnere dell’OWEMES (Offshore Wind and other marine renewable Energy in Mediterranean and European Seas), secondo cui i futuri scenari indicano la Puglia come la regione con la maggiore estensione in Km2 utilizzabili per l’offshore, 2.932, seguono Marche con 2.717, Sicilia (1.772), Sardegna (1.270), Abruzzo (952), Toscana (727), Emilia Romagna (369), Molise (292) e Lazio (6), per un totale di 11.686 Km2 da poter dedicare allo sviluppo eolico. Alle isole maggiori va la possibilità di contare su luoghi con una velocità del vento superiore (circa 7-8 metri al secondo) rispetto alla media degli altri siti (6-7 m/s), mentre la Puglia appare essere una delle regioni più interessate allo sviluppo di parchi marini.
Da:multiutility.biz.it
L’eolico è già nel futuro
L’ultimo rapporto del Global Wind Energy Council, presentato in questi giorni all’European Wind Energy Conference (EWEC), ha presentato un quadro in evoluzione: cifre in aumento per il mercato eolico globale che crescerà oltre il 155% entro il 2012, raggiungendo una capacità installata di 240 e una produzione elettrica pari a 500 TWh, (il 3% dei consumi elettrici globali). Con il settore in fermento è ovvio aspettarsi un avanzamento tecnologico corrispondente, in grado di rispondere alle aspettative e necessità del mercato. Così compaiono studi innovativi e prototipi originali che utilizzano design sempre più mirati a massimizzare la “cattura” del vento (come le pale che imitano la forma delle pinne delle megattere), con l’obiettivo di abbattere i limiti che la tecnologia eolica porta ancora con sé. Alcuni rimangono solo concetti dalla grafica futuristica, altri invece riescono a passare alla messa in opera ed a portarci più vicini all’agognata meta dell’indipendenza dai combustibili fossili.
È il caso delle Mixer/Ejector Wind Turbine (MEWT), le turbine eoliche nate dall’esperienza aerospaziale di FloDesign che proprio recentemente hanno ricevuto un finanziamento di 500 mila dollari facendo ben sperare per l’applicazione di questa tecnologia. Il sistema utilizza una turbina “incubata” a molte pale con profili alari inanellati, in grado di migliorare il flusso d’aria che la attraversa, aumentandone notevolmente l’efficienza di conversione elettrica. I punti di forza di questo nuovo progetto sono il diametro, del 50% inferiore rispetto ai generatori ad asse orizzontale tradizionali (HAWT – Horizontal Axis Wind Turbine), un rendimento superiore del 50% (a parità di diametro si parla di + 300-400% di energia elettrica prodotta) e minori costi di produzione di circa il 25-35%. Le minori dimensioni della turbina permettono di diminuire lo stress meccanico e quindi aumentarne la vita, inoltre le MEWT sono più robuste, più silenziose, e data la struttura anche più facilmente carenabili a protezione degli uccelli.
Hanno già trovato le loro prime applicazioni le 520H Aeroturbines, turbine eoliche della società statunitense Aereotecture, facilmente adattabili ai tetti dei palazzi nelle grandi città, grazie alla loro forma compatta. Possiedono una struttura elicoidale a doppio fulcro, ospitata all’interno di una gabbia di acciaio che con tranquillità può essere sottoposta ai venti più forti. Per ottenere la massima efficienza, l’asse di rotazione del 520H deve essere orientato perpendicolarmente alla direzione del vento dominante (cioè quello che soffia con maggior potenza) e deve essere installato almeno a 12 metri sopra il livello del suolo, al di sopra o lontano da alberi circostanti e altri ostacoli.
Tutto italiano è invece Kite Gen, il noto progetto di Massimo Ippolito, simile ad una grande “giostra”, che ora si presenta in una veste nuova. Il nuovo schema testa i limiti delle precedenti sperimentazioni: un anello di 20 Km di diametro da cui partono una serie di leggeri profili alari ad alta efficienza, che volano ad un’altezza di 10 Km. Cavi in materiale composito vincolano queste ali semirigide alla base, trasmettendo la trazione. Il cervello del progetto è un software che pilota automaticamente i profili alari ricevendo dati radio dai sensori avionici montati a bordo, in maniera che le traiettorie di volo possano essere controllate e normalmente dirette a massimizzare la produzione di energia. Questo immenso impianto troposferico è stato studiato per essere installato in mezzo al mare dove, anche in giornate non particolarmente ventose potrebbe generare una potenza di più di 60 GW, sfruttando fonti energetiche a quote irraggiungibili con le comuni turbine. I principali vantaggi in questo caso sono rappresentati dal “poco ingombro” se posto in relazione alla quantità di energia prodotta da una maggiore efficienza delle ali, il cui intero profilo vola a velocità di 70 – 80 m/s.
Di dimensioni ragguardevoli è anche la MagLev Wind Turbine, presentata all’inizio dell’estate 2007 in Cina al Wind Power Asia e attualmente ancora allo stato di concept. In questo caso la megaturbina sfrutta la lievitazione magnetica per funzionare: attraverso un Array Halbach, ovvero un magnete “full-permanent”, le pale orientate verticalmente sono sospese in aria al disopra della base, sostituendo i cuscinetti a sfera. L’assenza di parti meccaniche in movimento elimina l’attrito, in modo tale che solo l’1% della forza del vento venga dispersa per muovere le pale, mentre il restante 99% è convertito in energia pulita. Questo contribuisce a ridurre i costi di manutenzione e aumenta la durata della vita del generatore. MagLev Wind Turbine è teoricamente in grado di produrre fino ad 1 GW di potenza, al pari di 60 eliche tradizionali, presentando significativi vantaggi sia a livello economico (l’assenza di complessi meccanismi per allineare il rotore con la direzione del vento ne riduce il costo) sia dal punto di vista della variabilità della potenza elettrica prodotta: la turbina può, infatti, funzionare già con brezze leggere di soli 1,5 metri il secondo, ed è in grado di resistere anche a regimi più sostenuti da 40 metri al secondo (oltre 140 chilometri l’ora).
Parliamo invece di impianto off-shore nel caso di Selsam Superturbine. La maggiore complessità tecnologica per la costruzione degli impianti e i costi elevati di manutenzione, sono finora i maggiori svantaggi dell’eolico in mare, Selsam Superturbine abbassa i costi eliminando tutti gli inutili componenti che non contribuiscono direttamente alla generazione di energia. Ricorda una gigantesca canna da pesca che supporta più eliche disposte ad intervalli a spirale, o in linea. Il generatore è collegato attraverso un giunto universale, pertanto l’unità può flettersi senza ruotare. Questa innovazione elimina gli anelli collettori e le procedure di svolgimento dei cavi. I vantaggi sono molteplici: in primo luogo, l’asse è flessibile e resistente e nel corso di violente tempeste, queste turbine possono finire completamente sommerse dall’acqua senza subire danni, ed in secondo luogo, galleggiando vicino alla superficie formano un fulcro, con il peso dei rotori e dei semiassi bilanciato dalla forza del sistema di ancoraggio che spinge verso il basso. In più la minore componentistica abbassa il prezzo rispetto agli off shore finora sviluppati.
Da: fonterinnovabili.it
Di Stefania Del Bianco
Nel dibattito sul nucleare, di cui parliamo anche in altri pezzi del giornale di oggi, è di particolare interesse quanto sostiene il direttore scientifico del Kyoto Club, Gianni Silvestrini nell’editoriale del mensile dell’associazione KyotoClubNews. «Nel periodo 2008-12 – dice Silvestrini - la produzione addizionale di elettricità solare ed eolica mondiale, e quindi il contributo alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti di queste tecnologie verdi, sarà probabilmente almeno 4 volte superiore rispetto al contributo aggiuntivo netto del nucleare, considerando anche la chiusure delle vecchie centrali».
«Il dibattito sul nucleare – dice sempre il direttore del Kyoto Club - va affrontato in maniera razionale, analizzando tutte le implicazioni connesse con il rilancio di questa filiera tecnologica. Esaminiamo intanto cosa sta succedendo oggi nel mondo. Se consideriamo l’incremento annuale di potenza degli impianti eolici, solari e nucleari constatiamo come negli ultimi anni la potenza nucleare si sia sostanzialmente stabilizzata, mentre le rinnovabili presentano tassi di crescita elevatissimi».
«Considerando le tendenze dei prossimi anni – prosegue - si evidenzia come, in valori assoluti, vento e sole supereranno la nuova potenza nucleare installata. Questo calcolo, tra l’altro, non prende in considerazione la potenza nucleare obsoleta progressivamente abbandonata».
A parità di potenza, l’elettricità generata varia molto per le tecnologie considerate, ma secondo Silvestrini «emergono dati interessanti»: il nuovo eolico tra il 2008 e il 2012 dovrebbe generare una quantità di elettricità pari a due volte e mezzo quella del nuovo nucleare, mentre l’elettricità del fotovoltaico dovrebbe raggiungere un quarto di quella prodotta dalle nuove centrali atomiche.
«Considerando poi che nel 2008 e nel 2009 è prevista la chiusura di 11 centrali nucleari – prosegue nel calcolo Silvetsrini - per una potenza di 7.229 MW (i dati per gli anni successivi non sono ancora disponibili), il contributo del fotovoltaico potrebbe sfiorare nel quinquennio di Kyoto (2008-12) una quota pari al 40% del contributo netto nucleare. Conteggiando anche il solare termodinamico il valore della produzione solare risulterà anche maggiore».
«Più in generale – conclude Silvestrini - nel periodo 2008-12 la produzione addizionale di elettricità solare ed eolica, e quindi il contributo alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti di queste tecnologie verdi, dovrebbe essere almeno 4 volte superiore rispetto al contributo netto del nucleare (considerando cioè anche le chiusure di vecchie centrali). I dati fino al 2007 sono valori storici, quelli dopo il 2007 derivano da valutazioni sulle centrali nucleari in corso di costruzione e sulle previsioni di crescita del mercato eolico e solare». Da: Greenreport.it
